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Cari associati e care associate,
Faccio il punto della situazione.
Alla fine dell’anno scorso la trattativa tra AIPAV e la Lega di serie A maschile in merito alla riduzione degli stipendi proposta dalle società era saltata.
I motivi li conoscete già, ma è bene riassumerli anche per capire l’atteggiamento che la Lega ha assunto nei confronti di AIPAV, da ultimo anche in questi giorni:
· prima dell’ultimo incontro che io e il segretario Flavio Pana abbiamo avuto a Trento con gli allora vertici di Lega, alcune società avevano già concluso accordi di riduzione con i propri giocatori con contenuti diversi da quelli ipotizzati dalla Lega;
· alcuni ambienti societari avevano continuato a tranquillizzare i propri giocatori sul pagamento dell’intero monte stipendi. Di conseguenza tali giocatori non credevano nella crisi generalizzata e non erano disponibili alla riduzione;
· tale convincimento era dipeso anche dal fatto che le operazioni di mercato che si erano susseguite anche in quegli ultimi mesi e settimane erano in palese controtendenza rispetto alla reale necessità da parte di tutte le squadre di fronteggiare la crisi riducendo i contratti in essere;
· a seguito delle dichiarazioni della Lega successive alla formalizzazione delle richieste di AIPAV per quanto riguarda l’indisponibilità delle squadre ad affrontare il passaggio al professionismo e la loro contrarietà all’introduzione di reali ed efficaci sanzioni sportive (penalizzazioni) per le società morose, alcuni giocatori avevano dubitato che le loro richieste venissero interamente accolte e, soprattutto, applicate, a scapito non solo dei loro interessi, ma dell’intero movimento;
· visti gli sviluppi sul caso della fideiussione di Pineto, la stragrande maggioranza dei giocatori era convinta che le fideiussioni che la Lega e/o le società sarebbero state disposte a rilasciare a copertura dei compensi decurtati non fossero efficaci a garantire il loro avere.
In sostanza la Lega pretendeva che TUTTI i giocatori accettassero una medesima percentuale di riduzione e AIPAV firmasse in nome e per conto di tutti. AIPAV, con sforzi enormi, aveva coinvolto tutti i giocatori di serie A1 e A2 perché valutassero di accettare una certa riduzione per avere come contropartita regolamenti più chiari e rigidi nei confronti delle società inadempienti, nonché fideiussioni a garanzia del pagamento dei propri compensi. Inoltre, La Lega avrebbe dovuto condividere l’impegno con AIPAV di convincere la FIPAV a passare al professionismo.
Per svariate ragioni, più o meno condivisibili, le posizioni dei giocatori sulla percentuale di riduzione da accettare erano assai diverse ed alcuni, molti di questi erano stranieri, non erano addirittura disponibili ad alcuna riduzione.
La Lega ha preso come pretesto il fallimento della trattativa per sostenere che AIPAV non era rappresentativa dei giocatori e che quindi essa non era più tenuta a parlare con noi. Come dire: visto che Tu (AIPAV) non hai fatto accettare da TUTTI i giocatori, nessuno escluso, quello che io (Lega) voglio (la riduzione), allora Ti “elimino”.
Anche i meno smaliziati si potranno rendere conto che tale ragionamento non ha alcun senso, ma costituisce solo uno squallido pretesto per non dover confrontarsi e trattare con una controparte istituzionale rappresentativa dei giocatori, assolutamente libera e mai condizionabile non potendo mai trovarsi in conflitto di interesse non avendo alcun vantaggio economico da ricevere dalla controparte, Lega o società di Club che sia.
AIPAV è scomoda perché non ricattabile e, quindi, ritenuta un pericolo dalle attuali istituzioni che governano la pallavolo in Italia.
La riprova si rinviene nel fatto che la Lega cerca in tutti i modi di non trattare con noi. E’ chiaro che l’esistenza di un “sindacato”, come di fatto siamo noi, non è gradita alla parte datoriale. Ma solo grazie ad un’organizzazione strutturata è possibile affermare diritti e tutelare interessi. Diversamente i datori di lavoro faranno sempre e comunque il bello e il cattivo tempo, e i giocatori saranno costretti ad accettare remissivi ogni scelta e sopruso.
Noi ci troviamo in questa situazione, quasi da Medioevo, ove i giocatori non possono dire una parola e devono accettare supinamente ogni scelta e decisione delle società. Se i giocatori si “permettono” di alzare la voce vengono subito redarguiti – se va bene – e spesso puniti, sia dal punto sportivo (vedi ad esempio il caso Vicini, che è stato messo in panchina perché aveva legittimamente preteso il pagamento delle sue spettanze) che dal punto di vista economico (multe, riduzioni ecc.).
Volete rimanere in questo stato di cose? Volte continuare a farVi prendere in giro?
Ad alcuni di Voi la situazione attuale potrebbe non creare grandi difficoltà. Mi riferisco ai giocatori di fascia alta che magari non hanno seri problemi perché le società hanno interesse a tenerseli buoni. Ma alla gran parte di Voi - e anche a quelli appena menzionati quando scendono di “fascia” per ragioni di età o di rendimento - io penso proprio di no.
E se qualcuno dovesse farsi male? Facciamo i dovuti scongiuri, ma ciò succede spesso. E’ inevitabile che taluno abbia degli infortuni. Cosa succede? Che garanzie ci sono? Buio più completo. Le società spesso interrompono i pagamenti, sebbene il contratto ci sia e l’infortunio sia accorso in occasione di gioco. Il giocatore, così, magari ancora giovane e con certe prospettive, si trova senza soldi, senza squadra e con il rischio di avere la carriera compromessa.
Come Vi ho già evidenziato più volte, l’unica soluzione a questo stato di cose è il passaggio al professionismo. Solo così si potranno avere regole certe e maggiori garanzie, anzi nuove garanzie visto che oggi le garanzie non esistono.
Innanzitutto, il rapporto sportivo sarebbe disciplinato per lo più da leggi dello Stato e non da regolamenti fatti unilateralmente dalla Federazione o dalla Lega, modificabili o annullabili in ogni tempo – o quasi – a loro esclusivo piacimento. Un caso lampante è stato il regolamento amministrativo tanto decantato dalla Lega l’anno scorso, regolamento che prevedeva qualche garanzia in più anche per i giocatori, che però, guarda caso, è sparito con un colpo di spugna.
Ci sarebbero normative – sempre statali – sulla previdenza e sulle assicurazioni in caso di infortuni e malattie.
Non ci sarebbe più il vincolo sportivo, cosicché (come nel calcio professionistico) i contratti avrebbero durata più lunga, con ovvi vantaggi in termini di stabilità di rapporto.
Venendo considerati a tutti gli effetti come lavoratori subordinati, Voi avreste delle agevolazioni anche da un punto finanziario qualora doveste chiedere mutui e prestiti in banca.
Certo, per le società ci sarebbero maggiori costi (previdenziali e assicurativi), ma tali costi tornerebbero a Vs. vantaggio.
Vi assicuro che anche a livello europeo tutti si sconvolgono quando vengono a sapere che Voi siete semplici dilettanti (degli amateurs!) e non professionisti. Molti ci ridondo dietro. E tutto grazie a (melius: a causa di) una legge, la L. n. 91 del 1981, ormai antiquata e non più al passo con i tempi, che tutti hanno timore di modificare.
Mi rendo conto che il passaggio al professionismo per la pallavolo è un passaggio epocale e di non facile e rapida attuazione. Ma ritengo che esso sia necessario, sia perché di fatto Voi siete professionisti e quindi è necessario che Vi venga attribuito il Vs. giusto e legittimo status, sia perché solo così si uscirebbe dalla legge della giungla in cui oggi Voi Vi trovate.
FIPAV e Lega si tappano gli occhi e le orecchie. A loro sta bene così visto che fanno che quello che vogliono.
Noi, anzi Voi, dovete reagire, se non volete rimanere in balia degli altri, senza regole e garanzie!
Abbiamo visto che non basta alzare timidamente la voce. Bisogna fare qualcos’altro. Bisogna portare avanti fino in fondo le nostre/Vostre battaglie.
Ad esempio: le società non pagano e/o Vi riducono gli stipendi? Bisogna fare causa. Le società Vi multano perché vi permettete di esporre uno striscione di solidarietà? Bisogna rifiutarsi di pagare la multa. La Lega si rifiuta di confrontarsi con Voi e con chi Vi rappresenta (AIPAV)? Bisogna protestare.
Come già sapete, la Lega ha predisposto il nuovo regolamento di ammissione ai campionati e quello sui procuratori. In questi giorni e al vaglio della FIPAV per la ratifica.
I giocatori nemmeno sono stati interpellati, anzi la Lega si è rifiutata di coinvolgerci o di avere le nostre osservazioni per i motivi che Vi ho detto sopra.
Non conosco le bozze di tali regolamenti. Magari sono migliori di quelle degli anni scorsi. Ma è inaccettabile che AIPAV – e quindi Voi giocatori – non possiate dire la Vostra. Lo ripeto, bisogna reagire, bisogna fare qualcosa. Altrimenti, tutto quello che di buono è stato fatto finora, da quando AIPAV è stata costituita, verrà gettato al vento.
Io posso proporVi di fare qualche azione di protesta, di rivolgerVi ai Giudici per chiedere che venga riconosciuta la natura subordinata del Vs. rapporto, di denunciare all’INPS il Vs. stato di falsi dilettanti perché l’INPS faccia le indagini e verifichi d’ufficio se Voi siete davvero dei dilettanti o, in realtà, veri e propri professionisti.
Ma non sono io che scendo in campo alla domenica. Non sono io che devo sopportare in prima persona questi soprusi. Siete Voi che dovete decidere di fare qualcosa.
E’ ovvio che se decidete di reagire, Vi esponete al rischio di subire pressioni o ritorsioni.
Ma se non fate niente, resterete così come siete: puri e semplici “giocattoli” nelle mani dei padroni, da mettere da parte quando il gioco non li diverte più. Badate che non è una mia frase provocatoria questa dei giocattoli. Chi di Voi era presente l’anno scorso a Forlì quando la Lega ha formalizzato la loro scelta di ridurre gli stipendi, avrà sentito le chiare parole di uno dei consiglieri (Presidente di una società di vertice di A1) che ha precisato che per i “padroni” delle società e per gli sponsors la pallavolo è solo un divertimento, un hobby che dura finchè dura la loro voglia di divertirsi. E per Voi è così? E’ un hobby? Un divertimento? O è la Vs. professione sulla quale Voi fate i Vs. progetti individuali e familiari? A Voi la risposta. Ma sappiate che in base alla risposta che Vi darete dipenderà il Vs. futuro.
Concludo richiamando le parole di un noto teologo contemporaneo, il prof. Vito Mancuso, secondo il quale “senza dimensione istituzionale non si incide in questo mondo, ogni spiritualismo disincarnato è destinato all’estinzione”.
Voi potete continuare a lamentarVi (giustamente!) ma se rimanete disuniti, rimarrete solo spirito, atomi che gravitano senza meta, destinati all’estinzione.
Qualcuno ci da già per estinti. AIPAV, invece, continuerà ad insistere perché le regole cambino e ci siano maggiori garanzie per i giocatori.
AIPAV continuerà a pretendere il passaggio al professionismo (in questi mesi ha concentrato le sue energie in questa direzione) e l’introduzione di garanzie in caso di mancato rispetto degli accordi economici da parte delle società.
Se la FIPAV e la Lega non ci vogliono ascoltare, AIPAV cercherà di minare le fondamenta del ns. movimento prestando assistenza a coloro che vogliono cercare giustizia rivolgendosi alla Magistratura ordinaria, e collaborando con gli altri sindacati sportivi per portare all’attenzione delle Istituzioni sportive e politiche, nazionali ed europee, i mali che attanagliano lo sport.
Ma se Voi non Vi unite, se non Vi attivate e non Vi esponete in prima persona, se non Vi “incarnate” in un organismo che Vi rappresenti, se Voi non date corpo, fondamento e linfa vitale ad AIPAV, rimarrete come dinosauri, esseri fuori dal tempo, destinati all’estinzione.
Attendo Vs. osservazioni, critiche e proposte.
Schio, 9 aprile 2010
Avv. Ezio Longo
- Presidente AIPAV -
Associazione Italiana Pallavolisti |