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Caso Pineto. Quale la soluzione giusta?
 

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Comunicato di Damiano Pippi PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Venerdì 14 Maggio 2010 06:30

In merito alle dichiarazioni dell’ex Presidente del Perugia Volley Claudio Sciurpa sentendomi chiamato in causa in prima persona intendo far chiarezza pubblicamente.
Nei quattro anni di permanenza a Perugia ho tenuto un comportamento esemplare sia in campo che fuori, come unanimemente riconosciuto anche dal Presidente in prima persona.
La scorsa stagione la squadra ha disputato la miglior Regular Season della propria storia.
Quest'anno ha ottenuto la vittoria di una Coppa Europea, primo ed unico trofeo conquistato dal Perugia Volley. Per tre anni sono stato premiato come miglior ricevitore del Campionato Italiano.
Non so cosa ci si potesse aspettare di più da me.
Essere poi “accusato” di far parte dell’ Associazione Giocatori è assurdo e non può certo essere considerata una colpa: le Società hanno il loro Consorzio (la Lega), i giocatori la loro Associazione (AIPAV), deputate entrambe a tutelare i propri iscritti, così come avviene in tutti gli sport.
Relativamente allo spiacevole momento che sta vivendo il Perugia Volley, chiarisco che nella giornata di lunedì 10 Maggio ho personalmente incontrato l'Avvocato della Società, con il quale ho raggiunto un accordo in base al quale mi sono impegnato a rinunciare ad una parte dei miei compensi. Il tutto solo ed esclusivamente perché, in quanto umbro, voglio aiutare la Società ad avere un futuro nel volley. Incomprensibilmente il giorno seguente, martedì 11 maggio, il Presidente Sciurpa è uscito con il comunicato in oggetto.
Vorrei inoltre sottolineare il ruolo di mediazione tra squadra e società (Sciurpa e il GM Rinchi ) svolto con grande difficoltà nel corso dell’ultima stagione, quando a più riprese le promesse fatte non sono state mantenute. Solo grazie all’intervento e per il rispetto di alcuni grandi sponsor, in primis RPA e Luigi Bacchi.it, che stanno dando un apporto economico maggiore di quanto avrebbero dovuto, non è stato reso pubblico ben prima quanto stava succedendo. Ma dopo le ultime inaccettabili proposte da parte dello staff dirigenziale noi giocatori non abbiamo più potuto tacere.
Ho l'impressione che l'ex Presidente Sciurpa cerchi di colpire me, anche quale vice-presidente di AIPAV, per tentare di evitare di rispondere all'unico vero quesito al quale non ha mai dato risposta: ha intenzione di onorare i propri impegni?
Per il bene del volley perugino spero proprio di sì.
Ci tengo ad evidenziare che mentre stavo scrivendo la presente ho ricevuta la telefonata del titolare dello sponsor principale, la RPA, il quale, dopo aver letto la dichiarazione del sig. Claudio Sciurpa di cui era all’oscuro, si è completamente dissociato esprimendomi l’appoggio e la stima sua e del secondo sponsor, la LuigiBacchi.it, e di questo li ringrazio.

Damiano Pippi

 
Sul comunicato dell'ex Presidente della Perugia Volley e della Lega PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Venerdì 14 Maggio 2010 06:34

Se non l’avessi letto non c’avrei creduto.
Oltre ad avere indiscusse e indiscutibili capacità tecniche come giocatore, DAMIANO PIPPI è unanimemente riconosciuto come persona seria, corretta e leale, sia dentro che fuori dal campo.
Assieme ad alcuni amici e giocatori Damiano ha voluto fondare l’AIPAV, l’associazione dei pallavolisti: per dare dignità al ruolo dei giocatori, per ottenere regole certe e l’esatta osservanza delle stesse, per fare in modo che il nostro sport cambi registro ed esca dalla situazione che vede ancora troppo diffusa l'abitudine di non pagare i giocatori e rispettare i loro sacrosanti diritti.

E’ questa una colpa?

E’ un delitto di lesa maestà unirsi in un’associazione di categoria per pretendere tutto ciò?

E’ un peccato mortale rivendicare i propri legittimi diritti e dare voce alle proprie aspettative?

A detta di Claudio Sciurpa, ex Presidente della RPA-LUIGIBACCHI.IT PERUGIA e di Lega, pare proprio di sì.
Mi auguro che nell’ambiente della pallavolo il convincimento del sig. Sciurpa sia unico e isolato e non rappresenti il criterio guida di coloro che governano il nostro meraviglioso sport.
Auspico, quindi, e lo riterrei doveroso, che tutti prendano pubblicamente le distanze da tali dichiarazioni, compresa la FIPAV e dirigenti delle altre società.

All’amico Damiano va tutta la solidarietà e il sostegno di AIPAV e mio personale.

 

Avv. Ezio Longo

- Presidente AIPAV -

Associazione Italiana Pallavolisti

 
Comunicato Giocatori Rpa Perugia PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Venerdì 07 Maggio 2010 09:36

Tramite l’AIPAV, l’Associazione Italiana Pallavolisti, i giocatori della RPA-LUIGIBACCHI.IT PERUGIA, Damiano PIPPI, Vigor BOVOLENTA, Stefan HUBNER, Cristian SAVANI, Luca BUCAIONI, Matej CERNIC, Martin NEMEC, Massimo BOTTI, Frantisek OGURCAK, Giacomo SINTINI, Marco LO BIANCO, Jan STOKR e Fabio FANULI, intendono denunciare quanto segue.

La stagione 2009-2010 è cominciata senza che la società avesse completamente saldato le pendenze riguardanti la stagione precedente. Il Presidente Claudio Sciurpa, tra l’altro anche Presidente della Lega volley, ha più volte rassicurato di persona squadra e staff, sostenendo che si trattava solo di problemi "tecnici" che si sarebbero presto risolti. Tutto ciò non è avvenuto.

Finora tutti i giocatori (tranne Fanuli) avanzano ancora compensi relativi alla stagione 2008-2009, compresi i giocatori che hanno cambiato squadra. Per la stagione 2009-2010 la società ha corrisposto solo 4 mensilità delle 10 pattuite.

Nonostante la continua pressione psicologica dovuta alla grande incertezza economica e alle pesanti critiche pubbliche e private ricevute dalla squadra da parte della inadempiente dirigenza, in primis dal Presidente Claudio Sciurpa, solo l’intenso impegno e la professionalità dello staff tecnico, medico e dei giocatori ha condotto la squadra umbra alla splendida vittoria della Challenge Cup (primo ed unico trofeo vinto dalla società), rendendo il Perugia Volley detentore di una delle tre coppe europee maschili in palio. Vittoria, peraltro, a cui ha fatto seguito l’inaspettato esonero del tecnico Vincenzo Di Pinto.

In questi giorni la società ha proposto ad alcuni procuratori di saldare solo due delle ultime 6 mensilità, chiedendo in cambio il rilascio di una liberatoria per consentirle di iscriversi al prossimo campionato. In caso di mancata accettazione di tale proposta, la società ha dichiarato loro che non avrebbe pagato nulla a costo di non iscriversi al campionato. Come dire o accettate due mensilità oppure non prendete nulla.

Grande è la preoccupazione tra i giocatori, in quanto la situazione attuale sta mettendo in grave difficoltà la gestione finanziaria delle rispettive famiglie che su quel denaro (dovuto) avevano fatto affidamento.

Pertanto, i giocatori denunciano pubblicamente tale situazione, chiedendo maggior rispetto per il loro impegno profuso nel corso di questa stagione, oltre che l’adempimento integrale degli obblighi economici assunti nei loro confronti.

E’ questo il giusto atteggiamento che dovrebbe tenere una società, tanto più se presieduta dal Presidente di Lega?

I Giocatori della Rpa - Luigibacchi.it Perugia Volley

Damiano PIPPI

Vigor BOVOLENTA

Stefan HUBNER

Cristian SAVANI

Luca BUCAIONI

Matej CERNIC

Martin NEMEC

Massimo BOTTI

Frantisek OGURCAK

Giacomo SINTINI

Marco LO BIANCO

Jan STOKR

Fabio FANULI

Vincenzo DI PINTO

Avv. Ezio LONGO (Presidente AIPAV)

 
Cosa Fare? PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Venerdì 16 Aprile 2010 07:46

Cari associati e care associate,

Faccio il punto della situazione.

Alla fine dell’anno scorso la trattativa tra AIPAV e la Lega di serie A maschile in merito alla riduzione degli stipendi proposta dalle società era saltata.

I motivi li conoscete già, ma è bene riassumerli anche per capire l’atteggiamento che la Lega ha assunto nei confronti di AIPAV, da ultimo anche in questi giorni:

·               prima dell’ultimo incontro che io e il segretario Flavio Pana abbiamo avuto a Trento con gli allora vertici di Lega, alcune società avevano già concluso accordi di riduzione con i propri giocatori con contenuti diversi da quelli ipotizzati dalla Lega;

·               alcuni ambienti societari avevano continuato a tranquillizzare i propri giocatori sul pagamento dell’intero monte stipendi. Di conseguenza tali giocatori non credevano nella crisi generalizzata e non erano disponibili alla riduzione;

 
·               tale convincimento era dipeso anche dal fatto che le operazioni di mercato che si erano susseguite anche in quegli ultimi mesi e settimane erano in palese controtendenza rispetto alla reale necessità da parte di tutte le squadre di fronteggiare la crisi riducendo i contratti in essere;

·               a seguito delle dichiarazioni della Lega successive alla formalizzazione delle richieste di AIPAV per quanto riguarda l’indisponibilità delle squadre ad affrontare il passaggio al professionismo e la loro contrarietà all’introduzione di reali ed efficaci sanzioni sportive (penalizzazioni) per le società morose, alcuni giocatori avevano dubitato che le loro richieste venissero interamente accolte e, soprattutto, applicate, a scapito non solo dei loro interessi, ma dell’intero movimento;

·               visti gli sviluppi sul caso della fideiussione di Pineto, la stragrande maggioranza dei giocatori era convinta che le fideiussioni che la Lega e/o le società sarebbero state disposte a rilasciare a copertura dei compensi decurtati non fossero efficaci a garantire il loro avere.

In sostanza la Lega pretendeva che TUTTI i giocatori accettassero una medesima percentuale di riduzione e AIPAV firmasse in nome e per conto di tutti. AIPAV, con sforzi enormi, aveva coinvolto tutti i giocatori di serie A1 e A2 perché valutassero di accettare una certa riduzione per avere come contropartita regolamenti più chiari e rigidi nei confronti delle società inadempienti, nonché fideiussioni a garanzia del pagamento dei propri compensi. Inoltre, La Lega avrebbe dovuto condividere l’impegno con AIPAV di convincere la FIPAV a passare al professionismo.

Per svariate ragioni, più o meno condivisibili, le posizioni dei giocatori sulla percentuale di riduzione da accettare erano assai diverse ed alcuni, molti di questi erano stranieri, non erano addirittura disponibili ad alcuna riduzione.

La Lega ha preso come pretesto il fallimento della trattativa per sostenere che AIPAV non era rappresentativa dei giocatori e che quindi essa non era più tenuta a parlare con noi. Come dire: visto che Tu (AIPAV) non hai fatto accettare da TUTTI i giocatori, nessuno escluso, quello che io (Lega) voglio (la riduzione), allora Ti “elimino”.

Anche i meno smaliziati si potranno rendere conto che tale ragionamento non ha alcun senso, ma costituisce solo uno squallido pretesto per non dover confrontarsi e trattare con una controparte istituzionale rappresentativa dei giocatori, assolutamente libera e mai condizionabile non potendo mai trovarsi in conflitto di interesse non avendo alcun vantaggio economico da ricevere dalla controparte, Lega o società di Club che sia.

AIPAV è scomoda perché non ricattabile e, quindi, ritenuta un pericolo dalle attuali istituzioni che governano la pallavolo in Italia.

La riprova si rinviene nel fatto che la Lega cerca in tutti i modi di non trattare con noi. E’ chiaro che l’esistenza di un “sindacato”, come di fatto siamo noi, non è gradita alla parte datoriale. Ma solo grazie ad un’organizzazione strutturata è possibile affermare diritti e tutelare interessi. Diversamente i datori di lavoro faranno sempre e comunque il bello e il cattivo tempo, e i giocatori saranno costretti ad accettare remissivi ogni scelta e sopruso.

Noi ci troviamo in questa situazione, quasi da Medioevo, ove i giocatori non possono dire una parola e devono accettare supinamente ogni scelta e decisione delle società. Se i giocatori si “permettono” di alzare la voce vengono subito redarguiti – se va bene – e spesso puniti, sia dal punto sportivo (vedi ad esempio il caso Vicini, che è stato messo in panchina perché aveva legittimamente preteso il pagamento delle sue spettanze) che dal punto di vista economico (multe, riduzioni ecc.).

Volete rimanere in questo stato di cose? Volte continuare a farVi prendere in giro?

Ad alcuni di Voi la situazione attuale potrebbe non creare grandi difficoltà. Mi riferisco ai giocatori di fascia alta che magari non hanno seri problemi perché le società hanno interesse a tenerseli buoni. Ma alla gran parte di Voi - e anche a quelli appena menzionati quando scendono di “fascia” per ragioni di età o di rendimento - io penso proprio di no.

E se qualcuno dovesse farsi male? Facciamo i dovuti scongiuri, ma ciò succede spesso. E’ inevitabile che taluno abbia degli infortuni. Cosa succede? Che garanzie ci sono? Buio più completo. Le società spesso interrompono i pagamenti, sebbene il contratto ci sia e l’infortunio sia accorso in occasione di gioco. Il giocatore, così, magari ancora giovane e con certe prospettive, si trova senza soldi, senza squadra e con il rischio di avere la carriera compromessa.

Come Vi ho già evidenziato più volte, l’unica soluzione a questo stato di cose è il passaggio al professionismo. Solo così si potranno avere regole certe e maggiori garanzie, anzi nuove garanzie visto che oggi le garanzie non esistono.

Innanzitutto, il rapporto sportivo sarebbe disciplinato per lo più da leggi dello Stato e non da regolamenti fatti unilateralmente dalla Federazione o dalla Lega, modificabili o annullabili in ogni tempo – o quasi – a loro esclusivo piacimento. Un caso lampante è stato il regolamento amministrativo tanto decantato dalla Lega l’anno scorso, regolamento che prevedeva qualche garanzia in più anche per i giocatori, che però, guarda caso, è sparito con un colpo di spugna.

Ci sarebbero normative – sempre statali – sulla previdenza e sulle assicurazioni in caso di infortuni e malattie.

Non ci sarebbe più il vincolo sportivo, cosicché (come nel calcio professionistico) i contratti avrebbero durata più lunga, con ovvi vantaggi in termini di stabilità di rapporto.

Venendo considerati a tutti gli effetti come lavoratori subordinati, Voi avreste delle agevolazioni anche da un punto finanziario qualora doveste chiedere mutui e prestiti in banca.

Certo, per le società ci sarebbero maggiori costi (previdenziali e assicurativi), ma tali costi tornerebbero a Vs. vantaggio.

Vi assicuro che anche a livello europeo tutti si sconvolgono quando vengono a sapere che Voi siete semplici dilettanti (degli amateurs!) e non professionisti. Molti ci ridondo dietro. E tutto grazie a (melius: a causa di) una legge, la L. n. 91 del 1981, ormai antiquata e non più al passo con i tempi, che tutti hanno timore di modificare.

Mi rendo conto che il passaggio al professionismo per la pallavolo è un passaggio epocale e di non facile e rapida attuazione. Ma ritengo che esso sia necessario, sia perché di fatto Voi siete professionisti e quindi è necessario che Vi venga attribuito il Vs. giusto e legittimo status, sia perché solo così si uscirebbe dalla legge della giungla in cui oggi Voi Vi trovate.

FIPAV e Lega si tappano gli occhi e le orecchie. A loro sta bene così visto che fanno che quello che vogliono.

Noi, anzi Voi, dovete reagire, se non volete rimanere in balia degli altri, senza regole e garanzie!

Abbiamo visto che non basta alzare timidamente la voce. Bisogna fare qualcos’altro. Bisogna portare avanti fino in fondo le nostre/Vostre battaglie.

Ad esempio: le società non pagano e/o Vi riducono gli stipendi? Bisogna fare causa. Le società Vi multano perché vi permettete di esporre uno striscione di solidarietà? Bisogna rifiutarsi di pagare la multa. La Lega si rifiuta di confrontarsi con Voi e con chi Vi rappresenta (AIPAV)? Bisogna protestare.

Come già sapete, la Lega ha predisposto il nuovo regolamento di ammissione ai campionati e quello sui procuratori. In questi giorni e al vaglio della FIPAV per la ratifica.

I giocatori nemmeno sono stati interpellati, anzi la Lega si è rifiutata di coinvolgerci o di avere le nostre osservazioni per i motivi che Vi ho detto sopra.

Non conosco le bozze di tali regolamenti. Magari sono migliori di quelle degli anni scorsi. Ma è inaccettabile che AIPAV – e quindi Voi giocatori – non possiate dire la Vostra. Lo ripeto, bisogna reagire, bisogna fare qualcosa. Altrimenti, tutto quello che di buono è stato fatto finora, da quando AIPAV è stata costituita, verrà gettato al vento.

Io posso proporVi di fare qualche azione di protesta, di rivolgerVi ai Giudici per chiedere che venga riconosciuta la natura subordinata del Vs. rapporto, di denunciare all’INPS il Vs. stato di falsi dilettanti perché l’INPS faccia le indagini e verifichi d’ufficio se Voi siete davvero dei dilettanti o, in realtà, veri e propri professionisti.

Ma non sono io che scendo in campo alla domenica. Non sono io che devo sopportare in prima persona questi soprusi. Siete Voi che dovete decidere di fare qualcosa.

E’ ovvio che se decidete di reagire, Vi esponete al rischio di subire pressioni o ritorsioni.

Ma se non fate niente, resterete così come siete: puri e semplici “giocattoli” nelle mani dei padroni, da mettere da parte quando il gioco non li diverte più. Badate che non è una mia frase provocatoria questa dei giocattoli. Chi di Voi era presente l’anno scorso a Forlì quando la Lega ha formalizzato la loro scelta di ridurre gli stipendi, avrà sentito le chiare parole di uno dei consiglieri (Presidente di una società di vertice di A1) che ha precisato che per i “padroni” delle società e per gli sponsors la pallavolo è solo un divertimento, un hobby che dura finchè dura la loro voglia di divertirsi. E per Voi è così? E’ un hobby? Un divertimento? O è la Vs. professione sulla quale Voi fate i Vs. progetti individuali e familiari? A Voi la risposta. Ma sappiate che in base alla risposta che Vi darete dipenderà il Vs. futuro.

Concludo richiamando le parole di un noto teologo contemporaneo, il prof. Vito Mancuso, secondo il quale “senza dimensione istituzionale non si incide in questo mondo, ogni spiritualismo disincarnato è destinato all’estinzione”.

Voi potete continuare a lamentarVi (giustamente!) ma se rimanete disuniti, rimarrete solo spirito, atomi che gravitano senza meta, destinati all’estinzione.

Qualcuno ci da già per estinti. AIPAV, invece, continuerà ad insistere perché le regole cambino e ci siano maggiori garanzie per i giocatori.

AIPAV continuerà a pretendere il passaggio al professionismo (in questi mesi ha concentrato le sue energie in questa direzione) e l’introduzione di garanzie in caso di mancato rispetto degli accordi economici da parte delle società.

Se la FIPAV e la Lega non ci vogliono ascoltare, AIPAV cercherà di minare le fondamenta del ns. movimento prestando assistenza a coloro che vogliono cercare giustizia rivolgendosi alla Magistratura ordinaria, e collaborando con gli altri sindacati sportivi per portare all’attenzione delle Istituzioni sportive e politiche, nazionali ed europee, i mali che attanagliano lo sport.

Ma se Voi non Vi unite, se non Vi attivate e non Vi esponete in prima persona, se non Vi “incarnate” in un organismo che Vi rappresenti, se Voi non date corpo, fondamento e linfa vitale ad AIPAV, rimarrete come dinosauri, esseri fuori dal tempo, destinati all’estinzione.

Attendo Vs. osservazioni, critiche e proposte.

Schio, 9 aprile 2010

Avv. Ezio Longo

- Presidente AIPAV -

Associazione Italiana Pallavolisti

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Aprile 2010 07:52
 
Nella giungla è più facile uscirne vivi PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Sabato 26 Settembre 2009 13:02

La Giunta esecutiva FIPAV ha appena diramato un comunicato inserendo il Pineto in A1 e il Forlì in A2 e la Lega ha ufficializzato gli incontri di domenica.

Tutti hanno diritto di rivolgersi alle autorità giudiziarie se si ritengono lesi. Così ha fatto il Pineto, così sta facendo il Forlì e cosi faranno i giocatori che non hanno ricevuto quanto di loro spettanza.

Tuttavia, a prescindere da come si concluderà l’iter giudiziario del Forlì avanti il Consiglio di Stato, quello che balza agli occhi – e che per noi è inaccettabile da un punto di vista etico - sportivo - è che il Pineto possa iniziare il campionato, sebbene non abbia ancora saldato i suoi debiti con gli ex giocatori del Milano, né pare voglia saldarli adducendo - da quanto apprendiamo dai media - asserite inadempienze di tali giocatori perchè non sono andati a giocare a Pineto (?!?).

Sorgono, dunque, alcune domande d’obbligo, che rivolgiamo alla Lega e alla FIPAV:

-          nonostante tale palese inadempienza, non vorrete farci credere che il Pineto potrà completare il campionato?

-          fino a quando dovremo vivere nella giungla?

Attendiamo delle riposte e soprattutto FATTI concreti, affinché quando si parli del nostro movimento non si parli di cause o di diritti violati e non rispettati, ma di sport giocato.

 

AIPAV – Associazione Italiana Pallavolisti

 
Chi ringraziare per questo caos? PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Giovedì 17 Settembre 2009 06:44

Il caos sta regnando sovrano. La spiegazione è semplice: mancano regole certe, ovvero, quelle che ci sono, sono poco chiare e lacunose.

Prova ne è che alcuni giudici le hanno interpretate in un senso, escludendo Pineto dall’A1, e altri (leggasi Alta Corte) nel senso opposto, riammettendo il Pineto nella massima serie.

AIPAV sta denunciando da tempo tale situazione, chiedendo la revisione delle regole attuali e l’introduzione di nuove, nell’interesse di tutto il movimento e non solo degli atleti.

Fino ad oggi Lega e FIPAV non ci hanno ascoltato.

La soluzione più radicale e appropriata sarebbe quella del passaggio al professionismo (che tutti gli atleti a gran voce, tramite AIPAV, hanno più volte richiesto), sia perchè verrebbe riconosciuto al pallavolista di serie A il suo giusto status sottraendolo dal limbo in cui si trova, sia perché in tal modo il ns. movimento verrebbe retto da norme statali (con tutte le garanzie che ciò comporta) e non più in via esclusiva da regolamenti emanati solo da alcune parti in causa e soggetti a dubbie e discutibili interpretazioni e/o disapplicazioni (che fine ha fatto il regolamento amministrativo emanato l’anno scorso?).

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A tutte le Pallavoliste PDF Stampa E-mail
Scritto da simone   
Martedì 14 Luglio 2009 06:14

Care ragazze,

come sicuramente saprete, il momento attuale della pallavolo non è dei più semplici, sia nel movimento maschile che in quello femminile. Si è arrivati a un punto in cui è impossibile, per tutti, andare avanti in questo modo.

La lettera dello scoutman di Santeramo Simone Franceschi e la denuncia delle giocatrici della Olimpia Ravenna di serie B non fanno altro che confermare una situazione non più sostenibile.

Dobbiamo renderci conto, purtroppo, che allo stato attuale delle cose nel volley di casa nostra queste circostanze sono radicate e consolidate in un sistema “marcio”, per usare le parole di Franceschi, di cui tutti noi atleti, anche i più bravi, facciamo parte.

C’è bisogno di un cambiamento radicale nei rapporti tra i clubs e i giocatori/giocatrici. Bisogna che tutti si rendano conto che noi atleti siamo di fatto ormai da tempo veri e propri PROFESSIONISTI, alla pari dei nostri colleghi di altre discipline, quali il calcio e il basket.

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Luglio 2009 06:15
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